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Io e il signor Oz: “La vedova del fiume”.

19 Ott Io e il signor Oz: “La vedova del fiume”.

[Una storia inedita tratta dall’universo narrativo di: “Io e il signor Oz (e altri racconti)”, il nuovo libro di Stefano Orlando Puracchio]

Era un placido sabato mattina. Joe si trovava nel suo ufficio, intento a giocare un’interminabile partita di solitario. Aveva deciso di provare una nuova variante, difficilissima. Trascorsa una mezz’ora, si stava scervellando su quale mossa sarebbe stata la migliore per proseguire la partita. Arthur, il suo vice, nel frattempo, stava sistemando gli archivi. Con movenze da equilibrista, il giovane stava ritto su una traballante scala, cercando di stipare dei documenti su uno scaffale molto alto. “Aiuto”, disse ad un certo punto Arthur. Joe alzò lo sguardo in direzione del suo vice, poi tornò al suo solitario. “Sì, solo un attimo”. Joe fece appena in tempo a dire quelle parole che uno dei pesanti faldoni scivolò dalle mani del giovane. Un rumore secco, tipo un “crack”, venne seguito da una nuvola di polvere. Joe trasalì dallo spavento, facendo cadere gran parte delle le carte da gioco per terra.

Si sentì un rumore di passi e, nell’ufficio entrò Jana la moglie di Joe. “Cos’è stato tutto quel trambusto?”, chiese la donna. La scena che le si presentò davanti era desolante. Fogli di carta sparpagliati in ogni dove, la scala rotta e Arthur, bocconi, agonizzante sul pavimento. In tutto questo, Joe si stava grattando la testa, ponendo la sua attenzione prima sui fogli di carta, poi sulle carte da gioco. La donna si avvicinò ad Arthur. “Povera stella, che ti è successo?”. “Sto bene, sto bene”, rispose il giovane mentre si contorceva sul pavimento. Jana rivolse a suo marito: “mi vuoi dare una mano a rialzarlo?”. I due riuscirono a sollevare il povero Arthur. “Fammi capire bene”, disse Jana. “Mentre tu stavi giocando a carte, Arthur stava rischiando la vita per sistemare quelle cartacce, giusto?”. Joe tentò di scusarsi: “la situazione sembrava tranquilla”. Jana lanciò un’occhiataccia a Joe: “Sì, talmente tranquilla che Arthur stava per rompersi l’osso del collo”.

Il vice sceriffo venne fatto accomodare su una sedia mentre Jana e Joe osservavano, sconsolati, il pavimento cosparso di carte. Dovettero rimanere ad osservare il pavimento per un bel po’, visto che Arthur ad un certo punto disse: “con il dovuto rispetto non è guardando i fogli che questi torneranno dentro ai faldoni”. Joe sorrise: “Sì, certo”, e si chinò per raccogliere le carte. Fece per prendere in mano un faldone quando notò una cosa strana: un fascicolo era stato contrassegnato con una scritta: “da non aprire”. Joe mostrò il faldone al suo vice e a sua moglie. “Ehi, questo è un vecchio caso di Santana”, disse Jana. Si parlava di Frank Santana, il predecessore di Joe. “Sì, è la sua calligrafia. Ma perché c’è scritto: ‘da non aprire’?”, disse Arthur. Noncurante dell’avvertimento, Joe decise di spalancare la cartellina. L’intestazione: “Caso N°000692: la vedova del fiume”. “La vedova del fiume?”, disse lo sceriffo. “Si riferirà alla signora Mary, un’anziana donna che viveva vicino al fiume”, disse Arthur. Joe rimase a pensare qualche secondo. Poi disse: “non credo di conoscerla”. “È normale”, rispose Arthur. “La signora Mary è morta prima che lei arrivasse in paese, sceriffo”. E aggiunse: “persino io che sono nato qui ho dei vaghi ricordi. Si diceva che fosse la persona più vecchia del paese”. “Più vecchia di Baxter?”, disse una sbalordita Jana. “Molto più vecchia”, rispose Arthur. “Viveva tutta sola nella sua casa, vicino al fiume. Si vedeva di rado in paese”. Joe prese il fascicolo e, dopo aver messo via le carte da gioco, lo poggiò sulla sua scrivania. “Crede che sia il caso di chiedere a Santana il permesso prima di leggere il contenuto della cartella?”, chiese Arthur. Joe rimase un momento in silenzio.  “Sì, chiediamo direttamente a lui”. Ciò detto, i tre sistemarono gli archivi e, dopo aver finito, uscirono dall’ufficio si recarono a casa di Santana.

L’anziano fu molto felice di vederli arrivare. Subito chiamò sua moglie che servì loro da bere in veranda. “Qual buon vento vi spinge a venire a trovare il vecchio Frank?”, disse Santana. Joe, Arthur e Jana si scambiarono degli sguardi. Fu Joe a parlare: “Sistemando gli archivi abbiamo trovato un caso, ‘la vedova del fiume’. Ci chiedevamo perché sulla cartellina c’è scritto: ‘da non aprire’. Che cos’è questa storia?”. Santana diventò bianco come un cencio. I tre si preoccuparono molto. Sistemandosi meglio sulla sua poltrona, Santana si accese la pipa, rimanendo in silenzio e tirando lunghe boccate di fumo. “Credevo di aver distrutto quel documento prima di aver lasciato la carica”, disse l’uomo. Che aggiunse: “avete letto?”. I tre fecero di no con la testa. “Volevamo chiedere prima a te il permesso”, disse Joe. Santana chinò il capo in segno di ringraziamento. E aggiunse: “Quello che sto per riferivi non deve uscire da questa stanza”. Joe, Arthur e Jana annuirono all’unisono. Il vecchio si schiarì la voce ed iniziò il suo racconto…

Parliamo di una cinquantina d’anni fa. Più o meno. Ero stato da poco nominato sceriffo. All’epoca non era come oggi, che si è di più larghe vedute su molte cose. All’epoca bisognava rigare dritto. Bastava una parola fuori posto e si poteva verire accusati di turbare l’ordine costituito. Mary, assieme a suo marito Emery, vivevano ai limitari del paese, vicino al fiume. Erano completamente autonomi: coltivavano un fazzoletto di terra, una specie di orto di guerra che garantiva loro il sostentamento. In paese giravano strane voci, tipo che lei fosse una fattucchiera. Una mercenaria della magia. Non ho dato mai peso a queste voci. Un giorno, però, Emery scomparve. Mary venne in ufficio per la denuncia e così partirono le indagini. Feci una perquisizione della loro casa in cerca di indizi. Parola mia, non ho mai visto un posto così pieno di generi alimentari. Scaffali ricolmi di sostanze sott’olio e sotto aceto, carne essiccata, verdure. C’era da nutrire un intero reggimento con quella roba. A parte le scorte alimentari non trovai niente di utile per le mie indagini. Estesi le ricerche lungo il fiume, almeno la parte che bagna il nostro paese. Ancora niente. Emery sembrava semplicemente svanito nel nulla. In paese iniziarono a mormorare che fosse stata lei ad uccidere il marito tramite un sortilegio. Emery non fu mai ritrovato. E la povera Mary non si riuscì a dare pace per questo. Col tempo, le accuse verso povera donna caddero nell’oblio così come lei. Che passò il resto della sua vita isolata nella sua casa, riducendo al minimo i contatti con l’esterno. Venne soprannominata: “la vedova del fiume”. Ogni tanto la sua storia veniva tirata fuori, durante la sagra annuale del paese. Ma dopo qualche tempo altre storie presero il sopravvento. E questa, se non venne dimenticata, di certo non viene ricordata.

“Lasciami indovinare”, disse Joe. “Questo è il tuo unico caso irrisolto, non è vero?”. Santana annuì. “Interrogai, cercai, feci supposizioni… ma niente. Emery svanì letteralmente nel nulla”. “Che ne è stato della casa di Mary?”, chiese Jana. L’ex sceriffo rispose: “alla morte di entrambi, i terreni sono stati acquistati all’asta da un ricco possidente locale”. “Baxter”, disse Arthur. Santana annui. E aggiunse: “Baxter si limitò a recintare il tutto e a lasciare andare in rovina la casa e le coltivazioni. Adesso, se ci andate, troverete soltanto una casa semidistrutta e tante erbacce”.

Joe non poteva credere che un uomo come Baxter, così attaccato ai soldi, lasciasse che delle sue proprietà andassero in malora. “Ci dev’essere qualcos’altro sotto”, disse. Santana guardò Joe con fare interrogativo. “Joe”, disse dopo una pausa di riflessione: “questa è una vecchia storia. In principio mi dava fastidio di non esser riuscito a ritrovare Emery ma alla fine mi sono persuaso che non si possono raddrizzare tutti i torti di questo mondo. Mi consolo con il fatto che questo è stato l’unico caso che non ho risolto. La bilancia pesa nettamente dalla mia parte”. “Non sto mettendo in dubbio le tue capacità, Frank”, disse Joe. “Ma non ti sembra strano che Baxter abbia lasciato quelle terre incolte e la casa a marcire? Baxter è troppo attaccato ‘alla roba’ per comportarsi così”. Santana tirò su con la pipa poi disse: “Sei libero di andare a chiedere a lui spiegazioni. L’unica cosa che ti chiedo è quella di bruciare quella cartella. E di non parlare, ad eccezione di Baxter, di questa storia ”.

Così venne fatto. Arthur e Jana tornarono in ufficio e distrussero il documento mentre Joe si recò a far visita a Seymour Baxter. Questi si trovava nella sua magione intento a farsi un pediluvio. Quando vide arrivare Joe, sospirò sconsolato. “Che vuoi?”, disse mentre Joe si sedeva vicino a lui. “La vedova del fiume”, disse Joe guardandolo negli occhi. “Fammi indovinare”, disse il possidente. “Siccome non hai niente di meglio da fare, perdi tempo a riesumare vecchi casi di cui non importa più niente a nessuno, vero?”. Joe non si scompose. Si sistemò meglio sulla sedia accendendosi la pipa mentre osservava Baxter finire le sue abluzioni. Dopodiché ruppe il silenzio e disse: “Non è da te lasciare andare in malora delle terre”. “Mie le terre, mie le decisioni”, rispose l’anziano. “A chi la vuoi dare a bere, vecchia canaglia?”, disse Joe. “Dimmi cosa c’è sotto”. Baxter si asciugò i piedi e si rimise gli stivali. “Vieni con me”, disse.

Si recarono dove un tempo sorgeva la casa di Mary. Munito di un paio di cesoie, Baxter praticò un foro nelle sterpaglie tanto grande da poter permettere sia a lui che a Joe di passare. Si fermarono in un punto preciso del terreno. Baxter indicò il punto a Joe. Nonostante Baxter indicasse con insistenza, Joe non riusciva a vedere niente. “Vecchiaccio, se magari mi dici quello che mi vuoi mostrare…”, disse lo sceriffo. “Questo è il punto esatto dove l’ho ritrovato”, disse perentorio Baxter. “Che hai ritrovato?”, chiese Joe. “Il corpo di Emery”, rispose Baxter. Joe rimase sorpreso dalle parole di Baxter. Che aggiunse: “Devi sapere che, quando acquisisco un terreno, ho la buona abitudine di fare un sopralluogo in solitaria. Semmai trovassi qualcosa di prezioso. Mi fido dei miei uomini ma preferisco controllare in prima persona. Ora, quando ho acquisito i terreni della ‘vedova’, ho notato che questa era l’unica parte del terreno su cui non erano stati piantati degli ortaggi. Incuriosito ho scavato e ho trovato i resti di una cassa e le ossa di un uomo”. “Perché all’epoca Santana non lo ha notato?”, chiese Joe. “All’inizio me lo sono chiesto pure io”, disse Baxter. Che aggiunse: “guarda qui”. Ed indicò i resti di una grossa carriola. “Possibile che la carriola fosse posizionata sul luogo di sepoltura”. Baxter annuì. “Perché non hai informato Santana del ritrovamento?”, disse Joe. Baxter alzò lo sguardo verso il cielo. “Mi spieghi a che serve accusare i morti? Era passato quasi mezzo secolo dal fatto. Ho preferito ricoprire tutto e dimenticare. Cosa che dovresti fare anche tu. Lascia che la storia della vedova Mary e del suo amore perduto rimanga una delle storie meno gettonate che si raccontano durante la sagra del fiume”. “Resto sorpreso dal fatto che uno come te non abbia ripulito tutto”. Baxter fissò Joe e disse: “Contrariamente all’opinione comune che avete su di me, io ho una coscienza”. Non c’era più niente fa fare lì. I due se ne andarono.

Arthur e Jana stavano attendendo sull’uscio dell’ufficio. “Allora?”, disse Jana. Joe scese da cavallo e, dopo averlo legato al palo, si diresse verso i due. “Allora niente, Baxter sostiene che quel terreno non vale la pena di essere coltivato. Lo possiede ma non vuole farci niente. Dice che con la sua terra ci fa quello che vuole. Ed è giusto che sia così”. I due rimasero un po’ delusi dalla risposta di Joe. “Avete bruciato i documenti?”. “Sì”, rispose Arthur. “Bene”, disse Joe. “Andiamoci a godere questo sabato sera”. “Buona serata, signori”, disse Arthur. “Ciao Arthur”, risposero Joe e Jana.