Progressive Rock Info | Panther & C. – il Giusto Equilibrio
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Panther & C. – il Giusto Equilibrio

18 Mar Panther & C. – il Giusto Equilibrio

Mi hanno passato un po’ di materiale interessante. Ho intenzione di “spizzarmelo” nei prossimi giorni. Iniziamo con l’album dei Panther & C. che si chiama “il Giusto Equilibrio”.
La prima cosa che noto, con estremo piacere, è che dei cinque brani che compongono il disco, solo due durano quattro minuti e mezzo. Gli altri hanno delle durate da mini suite. Purtroppo, avendo ascoltato di recente (a parte per il nuovo libro, ovvio) molte cose POPolari… le durate sono la prima cosa che mi saltano all’occhio. 😛
La seconda cosa che poi noto è, ovviamente, l’inizio, con il brano: “…e continua ad essere…”. Ci troviamo di fronte a del bel prog romantico. L’utilizzo del flauto, i cambi d’atmosfera, la voce “onesta” (stiamo sempre parlando di prog, “voce onesta” vuol dire “molto buona”). Dal testo si evince che l’album sia un concept, visto che alla fine del primo brano c’è un riferimento al titolo. Inoltre, il pezzo successivo si chiama quasi come l’album: “Giusto Equilibrio”. Qui la parte del leone la fanno le tastiere con in secondo piano il flauto e poi la chitarra. Anche qui la presenza di un testo cantato. Abbiamo iniziato con un brano molto “classico”, Il secondo pezzo, invece, passa ad avere sonorità più vicine al neo-progressive. Si nota lo sforzo di voler omaggiare l’era d’oro, l’era d’argento del neo-prog e di voler comunque cercare d’attualizzare le belle cose del passato ai nostri tempi.
Il suono è molto pulito. Mi ricorda i Marillion e un po’ di Pendragon. La componente rock è molto levigata a favore, come dicevo prima, di atmosfere più romantiche. Il che non guasta affatto. Attorno agli 8:40 abbiamo un altro richiamo al prog classico. Insomma, questo brano incontrerà sicuramente i gusti degli appassionati. Lo trovo anche molto accessibile, per ascoltatori alle prime armi, rispetto a materiale più difficile da digerire. Si nota una certa cura nel voler mantenere alte le aspettative dell’ascoltatore progster senza però appesantirlo con orpelli e trame troppo pesanti.
Tra l’altro, piccola parentesi, convince pure la copertina, nella scelta dell’immagine e dei colori. I disegni interni seguono forse un po’ troppo la filosofia del “less is more”. Tuttavia, sono comunque simpatici. Lo stile minimale, tutto sommato, ci sta.
Dopo la notevole seconda traccia, si passa al secondo pezzo che “dura poco”. “Oric” (questo il titolo), si candida ad essere il brano più “pop” del disco. Nel senso di più orecchiabile. Il brano è sempre d’ottima fattura ma, ovviamente, dopo la bellissima prova di “Giusto Equilibrio” ha più una funzione di “defaticamento” per l’ascoltatore. In previsione nel brano successivo, “Fuga dal Lago”, che è strumentale. Ora, dovreste sapere che chi vi scrive, tra i vari limiti che ha, apprezza in modo spudorato di più i brani strumentali rispetto a quelli cantati. Tuttavia, è sempre bello ricredersi. “Fuga dal Lago” è un buon brano, interessante, piacevole all’ascolto. Ma il picco è già stato toccato da “Giusto Equilibrio”. Nonostante le mie proverbiali ritrosie, “Giusto Equilibrio” è un titolo azzeccato perché rispetto alla fuga bilancia esattamente tutto quello che dev’essere bilanciato. Questa fuga dal lago l’ho trovata, invece, un po’ più pesante. Non so se questo dipenda dal suono della tastiera… ma arranca un po’. Per carità, eh! In un mondo che ci offre banalità a tutto spiano, ce ne fossero di brani così!!! Però è innegabile che, mentre “Giusto Equilibrio” merita diversi ascolti ripetuti, qui non si sente “abbastanza” la necessità di tornare ad ascoltare immediatamente il brano.
Con “L’Occhio del Gabbiano”, invece, torniamo su di livello. Buono, soprattutto negli ultimi quattro minuti del pezzo. Una buona conclusione per un album che, nel complesso, mi ha convinto.