Progressive Rock Info | Elisa Montaldo – Fistful of Planets part I
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Elisa Montaldo – Fistful of Planets part I

24 Mar Elisa Montaldo – Fistful of Planets part I

enter site Qua ci sono da fare, in partenza, due considerazioni. La prima, abbastanza veloce: pare che non ci sia un solo disco prodotto dalla Black Widow che non sia convincente. La seconda è che Elisa Montaldo, artista di cui parliamo in questo pezzo, vuole vincere facile. Prendi in mano il suo Cd:”Fistful of Planets – part I” e, mentre aspetti che i brani vengano trasferiti sul tuo iTunes, ti metti un po’ a guardare YouTube per farti un’idea. Quando, come prima cosa, trovi una bella versione della sigla di Goldrake (il famoso cartone animato giapponese), dici: “Ah, però”. Poi continui a cercare e trovi la versione di Lupin III (Castellina Pasi, specifico), Lady Oscar (I Cavalieri del Re, specifico ancora) e molto altro… e dici: “cioè, mi vai a colpire sulla fanciullezza, questi sono colpi bassi”. 😀
Passiamo al disco: musica d’atmosfera. Una tastiera che trasmette delicatezza, dolcezza, romanticismo. La componente rock è notevolmente ridimensionata. Anzi, diciamo che praticamente non c’è. Non è che sia necessariamente un male, eh!
Prima e seconda traccia (In the Cold White Desert e Senza Parole) sono degli strumentali che riescono a trascinare l’ascoltatore in placidi e distesi mondi. Proprio quelli a cui si fa riferimento nelle liner note. Sto ascoltando il Cd di giorno ma, sentendo il sound particolare di questi due brani, sono certo che di notte aumenterebbero di appeal.
La terza traccia, To Gather, è il primo brano cantato. Si nota una certa vicinanza ai Blackmore’s Night. La voce di Montaldo richiama quella di Candice Night ma è meno eterea, meno da favoletta e, soprattutto, meno zuccherosa. E questo è un bene. Il problema che ho sempre riscontrato con i Blackmore è che, ad un certo punto, i livelli di melassa arrivano a punti insostenibili. Vanno assunti a piccole dosi. Con Montaldo, invece, nonostante la delicatezza, non si corre mai il rischio di andare in shock.
Buona Electric Rocks mentre Blackgrass II (unico pezzo non scritto dalla musicista) ha un senso d’apertura molto interessante. Mi ricorda alcune soluzioni del Devin Townsent Project.
Il Cd scorre bene. Non ci sono momenti d’attrito. E’ un viaggio, senza scossoni. Un bel viaggio. Montaldo ci accompagna con calma, senza tirarci in avanti. L’immagine mentale che mi sono fatto, ascoltando il disco, è di una strada di montagna, magari in un parco nazionale del nord America. File di alberi a destra, file di alberi a sinistra. Un freschetto ristoratore, nebbiolina, un senso di tranquillità…
Questo fino a Robot Madness, un pezzo che debiti di riconoscenza verso On the Run dei Floyd (almeno è la prima cosa a cui ho pensato) e a qualche passaggio di Vangelis nella colonna sonora di Blade Runner. Deduco che questo stacco tra le placide atmosfere e questo delirio robotico sia voluto.
Il Cd è valido. Non rivoluzionario ma valido. L’aggiunta delle due bonus track (due pezzi scritti da Montaldo ed eseguiti dalla band “Il Tempio delle Clessidre”) arricchisce ancora di più il disco. Soprattutto “Notturna”. E’ il pezzo più lungo (sopra i sei minuti) e che ci riporta a situazioni più famigliari e vicine ad un certo prog rock “di maniera”.

watch P.S. Andatevi a sentire su YouTube la versione di Elisa Montaldo di “Ring of Fire”.