Progressive Rock Info | McGoozer – Songs from the Mirror
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McGoozer – Songs from the Mirror

24 Feb McGoozer – Songs from the Mirror

follow link Rompo un silenzio durato “qualche” settimana. Durante questo periodo ho dovuto pensare alla chiusura del mio quarto libro (che uscirà a breve). Nel frattempo, mi sono visto un po’ di concerti. Compreso, ieri, quello di Tony Hadley (ex Spandau Ballet). Ora, comprendo che citare uno dei cantanti simbolo del pop anni Ottanta in un blog che dovrebbe occuparsi di Prog rasenta l’eresia… però c’è una valida ragione per parlarne. Nonostante le mie perplessità, è innegabile che Hadley e la band siano delle macchine da guerra. Hanno soddisfatto pienamente le aspettative del pubblico, facendolo divertire. Perciò, il concerto è stato valido. Tuttavia, la parte più interessante non è stata la “riscoperta” ma una “scoperta”: un talentuoso artista di nome McGoozer.
Il suo pop è stata una rivelazione. Accompagnato solo dalla chitarra, McGoozer è riuscito a regalare al pubblico del Dürer Kert di Budapest un’ottima apertura per il concerto principale. Voce pulitissima, buoni testi, McGoozer è un ragazzone sorridente e simpatico. Un buon trascinatore. Ha svolto molto bene il ruolo, riuscendo a scaldare il pubblico. Dopo la sua esibizione, è stato piacevole scambiare qualche parola con lui. Le buone impressioni che la sua musica mi ha trasmesso dal palco, si sono poi confermate nel nostro dialogo cordiale.
Il suo disco, “Songs from the Mirror”, è valido. Finalmente è possibile ascoltare del pop di buona fattura, bilanciato, che riesce a non essere banale da una parte e nemmeno disperso in nebulose pretese dall’altra. Sono 12 belle canzoni. Un album consigliatissimo, specialmente nei momenti in cui si cerca musica di qualità meno impegnativa rispetto a quella che ascoltiamo di solito.
La particolarità di McGoozer è quella di riuscire a creare delle buone atmosfere rimanendo, però, fruibile. E’ come se ci trovassimo di fronte all’entusiasmo di band giovanili, però, con la consapevolezza ed una maturità artistica del pop più raffinato. Se vi ascoltate, ad esempio, il brano: “Close Your Eyes” noterete come, nonostante sia innegabile dire “POP!”, c’è comunque sotto un onesto lavoro di ricerca. Al primo ascolto, mentre le tracce precedenti sono andate avanti senza problemi in attesa del secondo ascolto, per “Close Your Eyes” ho sentito la necessità di riascoltarla subito. A riprova che il pezzo è potente. Forse il migliore. E’ come se il disco fosse diviso in due parti: prima di “Close Your Eyes” e dopo. Prima buon pop. Poi il picco e gli ultmi due brani che, sebbene non siano allo stesso livello della decima traccia, stanno giusto un po’ più sotto. Dall’esibizione live mi sono reso conto che McGoozer è un buon musicista. Dal disco, inoltre, ho capito che potrebbe tranquillamente, in qualsiasi momento, alzare il tiro. Già va benissimo così ma la prospettiva di alti margini di crescita rappresenta un punto di forza. Per lui come musicista e per noi, come ascoltatori. Non tutto è perduto. Per fortuna. 🙂