Progressive Rock Info | The Isley Brothers – Brother, Brother, Brother
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The Isley Brothers – Brother, Brother, Brother

23 Ott The Isley Brothers – Brother, Brother, Brother

Quando si dice le connessioni. Ascolto con piacere il genere tipo “Motown” anche se solo a puro scopo ludico. Non ho mai approfondito l’argomento. Mi piace il sound ed apprezzo molti interpreti. Il Soul/Funk è interessante. Ci sono anche pezzi che durano “tanto” (cosa in comune col Prog). Mi ricordo una versione di “Walk on By” di Isaac Hayes chilometrica, affascinante ma difficile, senza un’adeguata preparazione. Non credo, poi, che sia un caso che i prodotti migliori di persone come Hayes, Marvin Gaye, Al Green e Donny Hattaway abbiano le stesse datazioni del Prog classico. Per quanto alcuni critichino (per diverse ragioni, giuste e sbagliate) la musica dei Seventies, essi sono stati anni d’incredibile innovazione e di buona musica.
Viaggiando alla ricerca di cover, versioni alternative di brani che già conoscevo, mi sono poi imbattuto in questo disco a firma The Isleys (meglio conosciuti come The Isley Brothers) che si chiama: “Brother, Brother, Brother”. Uscito nel 1972, il disco non è della famosa casa discografica Motown ma è sullo stesso filone. Ormai, il termine Motown descrive più uno stile che la stessa casa discografica di Detroit.
Qual è la particolarità di questo disco? Banalmente si potrebbe dire che si ascolta con molto gusto. Una quarantina di minuti che scorrono fluenti, senza intoppi, ottimi per rilassarsi e per godere appieno delle ottime capacità vocali dei fratelli Isley. Arrangiamenti azzeccati, musicisti che sanno il fatto loro. Un disco “serio”, onesto, che si può tranquillamente comprare ed apprezzare senza pentimento.
In realtà, guardando la tracklist ed i compositori, ci rendiamo conto di trovare alcuni nomi gradevolmente noti. Non solo la cara Carole King (due brani) ma pure un nome che mi ha sopreso. Il brano: “Put a Little Love in Your Heart”, un classico interpretato da diversi artisti (tra cui Annie Lennox con il già citato Al Green e Dolly Parton), è stato firmato anche da Jackie DeShannon. Sono rimasto colpito. Jackie DeShannon? Conoscevo DeShannon come magnifica interprete di alcuni brani del caro Burt Bacharach. Assieme a quella di Tom Jones, la versione “DeShannon” di “What the World Needs Now Is Love” è pura gioia per le orecchie e per l’anima. Ero convinto che lei fosse solo una cantante. A quanto pare non solo mi sbagliavo ma pure alla grande. I piacevoli errori.
Non ci sono solo “pezzi di altri” in questo disco. Diversi sono i brani firmati dai fratelli Isley e reggono molto bene il confronto. A parte il pezzo che ho inserito sopra, vi consiglierei di prestare attenzione alle differenti durate dei due lati. Sul lato 1 troverete brani dai 2:15 ai 3:16. Corti. Tuttavia, come vi dicevo prima, c’è una sorta di flusso che inizia e finisce e tutto è omogeneo. Il lato 2, invece ha solo due brani il primo dura 10:30 ed il secondo 6:30. Inutile dire che ci troviamo di fronte ad “ascolto” (lato 1) e ad un “ascolto avanzato” (lato 2). Citavo la versione di “Walk on By” di Hayes prima. Stesso discorso si può applicare al lato 2 di questo disco. Prendi una song da 3:30 circa e la espandi fino all’espandibile. Cioè, permetti ad una (bella) canzone di mostrare tutto il suo potenziale. Mettendoci poi del tuo, ovvio. Creando un prodotto nuovo che risulti nuovo ed ancora artisticamente valido. Chissà come mai questo metodo mi ricorda qualcosa di molto famigliare… 😉
Il rischio che si corre, a compiere operazioni del genere, è quello di “allungare troppo il brodo”. Che è poi lo stesso problema che troviamo nel Prog. La domanda delle domande: “Fino a che punto è un allungamento del brodo oppure una non adeguata preparazione dell’ascoltatore?” Di chi è la colpa? Probabilmente, a seconda delle situazioni, un po’ di tutti. Di artisti troppo pretenziosi, a volte. Ed anche di ascoltatori poco avvezzi ad uscire dai soliti schemi. Per fortuna, nel caso di questo disco, mi sento abbastanza sicuro di dire che il lato 2 si può affrontare con una “certa” tranquillità. Su Hayes, invece, ci andrei più cauto. 😛
Quando si dice le connessioni. Partendo dalla ricerca di cover, versioni alternative, ho scoperto delle cose nuove. Dall’ascolto disimpegnato alla ricerca. Che è poi la differenza che passa tra la curiosità e la conoscenza. Impossibile non fare un’ultima connessione. Con Zappa:”Information is not knowledge. Knowledge is not wisdom. Wisdom is not truth. Truth is not beauty. Beauty is not love. Love is not music. Music is THE BEST.” 🙂