Progressive Rock Info | Omega – 200 Years After The Last War
16086
post-template-default,single,single-post,postid-16086,single-format-standard,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-theme-ver-9.1,wpb-js-composer js-comp-ver-4.11.1,vc_responsive
 

Omega – 200 Years After The Last War

29 Ott Omega – 200 Years After The Last War

Piccolo omaggio. Riporto qui di seguito parte del capitolo dedicato al Prog ungherese contenuto nel mio primo libro: “Rock Progressivo – una guida”. Si parla degli Omega. Se siete interessati, potete acquistare il libro elettronico – che contiene tante belle cose interessanti – cliccando qui. 🙂

Benkő László – tastiere, cori
Debreceni Ferenc – batteria, percussioni, cori
Kóbor János – voce
Mihály Tamás – basso, cori
Molnár György – chitarra, cori

Oltre mezzo secolo d’attività. Già di fronte a questo dato bisognerebbe fare i complimenti agli Omega, una delle band più importanti di tutta l’Ungheria. Gli Omega iniziano come gruppo beat, vivono la stagione progressiva e poi vireranno la loro attenzione verso un Pop/Rock di buona fattura ma sicuramente commerciale. Il loro periodo progressivo è molto interessante. Due sono gli album da esaminare in particolare. “200 Years After the Last War” del 1974 e “The Hall of Floaters in the Sky” del 1975. Entrambi i dischi – validi – contengono le versioni inglesi di brani pubblicati precedentemente in Ungheria.
Mi vorrei soffermare, però, sul primo titolo. In particolare, vi vorrei segnalare la prima traccia. Dura più di 19 minuti e, nomen omen, si chiama “suite”. E’ forse la composizione migliore che sia mai stata realizzata dagli Omega. Non ci troviamo di fronte ad una suite complessa come quelle degli ELP o dei VDGG. Tuttavia, la suite degli Omega è godibile, onesta e, comunque, ben costruita.
Se riuscite a reperire la versione inglese, noterete che la pronuncia suonerà un po’ zoppicante ma – ad onor del vero – anche le versioni inglesi degli album Prog italiani – salvo pochi casi – non brillano per quanto concerne la pronuncia. Ovviamente, la scelta di riproporre un album in lingua inglese ha lo scopo di cercare di fare breccia sui mercati esteri. Gli Omega ci sono riusciti, sicuramente, in Germania, dove possono contare su un’enclave di appassionati molto importante. Una curiosità: Kòbor mi ha detto che, nonostante la scelta di optare, ad un certo punto, per una discografia parallela ungherese/inglese, i fan tedeschi hanno chiesto espressamente alla band di cantare esclusivamente in ungherese ai live allo scopo di mantenere intatta il più possibile la musicalità dei brani.
Dall’ascolto di “Suite”, si possono notare, a mio avviso, nella discografia “progressiva” degli Omega echi riconducibili a Hendrix ma, soprattutto, agli YES. Kòbor:

E’ naturale. Quando uno “si ritrova”, “capita” dentro uno stile circoscritto è naturale. Gli YES ci stanno. I Genesis? Forse Peter Gabriel, Phil Collins. Noi volevamo comunque uno stile diverso dagli altri. I primi tempi guardavamo anche gli altri ma fino ad un certo punto. Ad ogni modo, per me l’effetto più grande non sono stati i Beatles – anche se riconosco che sono stati bravi – ma i Rolling Stones. Anche se eravamo coscienti che non sapevamo fare quello che i Rolling Stones facevano.

Chiedo anche a Kòbor se i componenti della band hanno alle spalle studi classici e quanto la musica classica abbia influenzato la band:

I miei genitori, già all’età di cinque anni mi hanno portato all’opera. La prima cosa che ho visto ed ascoltato è stato “il Trovatore” di Giuseppe Verdi. Questo ha fatto scattare in me l’amore per la musica. Sicuramente sono rimasto influenzato dalla parte “tragica” della storia. Verdi è meraviglioso così come gli altri compositori italiani dell’epoca. Gli altri componenti della band sono rimasti influenzati dal conservatorio. Io non mi preparavo per essere musicista e quasi non sento di essere un musicista. Non mi sento musicista ma amo la musica e lo sento che, alla fine, siamo riusciti ad inventare un qualcosa che sappiamo fare senza doverci vergognare.

[…]

“200 Years After the Last War” (versione inglese) è un disco di difficile reperibilità. E’ molto probabile che sarete costretti a “buttarvi” sulla discografia in ungherese. I brani, però, si trovano su tre diversi album. Nello specifico, le quattro tracce si trovano in:

–  “200 évvel az utolsò hàborù utàn” contiene solo il brano omonimo;
–  “Omega 5” (ristampato anche come: “V. Szvit”) contiene “You don’t know” (A jövendőmondò) e “Suite” (Szvit);
–  “Tűzvihar – Stormy Fire”, contiene “Help to find me” (Nem tudom a neved).

ATTENZIONE: i testi delle canzoni (ed i titoli) non sono traduzioni speculari. Il mio consiglio è di dare la priorità a “Omega 5” / “V. Szvit”: il materiale migliore si trova in questo disco. Nella versione ungherese, la “suite” è divisa in sei tracce senza interruzioni. Il fatto che la suite sia stata divisa, “splittata” in diverse tracce, può essere anche un buon modo per comprendere come funzionano i movimenti. Passate poi all’acquisto di: “Tűzvihar – Stormy Fire”. Qualitativamente quasi allo stesso livello di “V. Szvit”, “Stormy Fire” contiene praticamente anche tutto “The hall of floaters in the sky” in ungherese. Sconsiglio, invece, l’acquisto di “200 évvel az utolsò hàborù utàn”; ritengo che sia un prodotto molto debole, al confronto con gli altri che ho qui presentato.