Progressive Rock Info | Elegia progressiva
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Elegia progressiva

14 Lug Elegia progressiva

Oggi la mia correttrice di bozze mi ha riconsegnato, con un giorno d’anticipo, Libro4. Sono contento: da settimane desideravo poter tornare a lavorare in maniera definitiva sul testo. Non solo perché ho voglia di vedere il libro pubblicato (come ogni scrittore) ma perché Libro4, pensandoci bene, è il libro al quale tengo maggiormente. Oggi, poi, è una giornata particolare per me. Vediamo come mai.
Libro4 – mi concedo qualche anticipazione – raccoglie il meglio della mia produzione precedente con l’aggiunta di preziose novità. Ho rielaborato (spero in meglio) quanto ho già detto ed ho aggiunto cose che arricchiscono ulteriormente la mia ricerca sul progressivo. Ma, a livello personale, c’è molto di più.
Le settimane nelle quali ho scritto, riscritto ed ampliato la mia ricerca sono state settimane impegnative, con ritmi serrati, piene di eventi ed imprevisti. Settimane dure. Emozioni positive e non si sono alternate con rapidità, quasi come stare su delle montagne russe. Ho affrontato le sfide della vita con un’energia, un entusiasmo ed una passione che credevo di aver perduto. Mentre lavoravo su Libro4, ho ritrovato me stesso. La persona che sapevo di essere e che, per vari motivi, avevo perso di vista.
“Un anno vissuto pericolosamente”? No, ma sicuramente un periodo vissuto con determinazione. Una determinazione ritrovata. E’ stato Libro4 a scatenare tutto questo? No. Ma stavo lavorando a Libro4 nello stesso periodo della “causa scatenante”.
Ma torniamo alla giornata di oggi. Anche perché mi ero preso questo weekend per correggere la versione elettronica del testo in base alle indicazioni della correttrice. “Con un weekend”, mi sono detto: “riesco a fare tutto”. Caso ha voluto che, per un altro imprevisto (perché non ci facciamo mai mancare niente), il largo tempo che mi ero preso si è ridotto dal fine settimana a meno di 24 ore. Ecco il motivo per cui mi trovo al computer. Ed il motivo per cui, tra una radler ed un white russian, dovrò fare le ore piccole. E menomale che la mia collaboratrice mi ha dato il lavoro in anticipo!
Un’ora fa, ho deciso di prendermi una pausa. Avevo perso la concentrazione ed avevo bisogno di una boccata d’aria fresca. Sicché sono uscito a farmi una passeggiata. Bene, dovete sapere che nelle scorse settimane ho evitato d’ascoltare il rock progressivo. Non perché non ne avessi voglia (peraltro ho scritto molto sul blog). Ma perché sentivo la necessità, dopo aver lavorato così alacremente su Libro4, di ascoltare musica diversa quando non ero “in servizio”. Meno impegnativa, se vogliamo. Essendo tornato, però, a lavorare su Libro4, ho messo un po’ di brani prog sul mio iPod e sono uscito di casa. Dopo un centinaio di metri, la seconda canzone che il riproduttore portatile ha messo è stata: “Supertwister” dei Camel. Non so spiegarvi cosa sia successo. Ma in qualche modo, la giornata estiva non afosa, il venticello, il sole che illuminava la via… la musica… hanno risvegliato in me una miscellanea di emozioni. Non voglio chiamarla “illuminazione” perché, il termine, mi ha sempre fatto pensare alla società elettrica del Monopoly ® piuttosto che alla spiritualità. E poi non sono un prete e manco un santone. Fatto sta che ci stava qualcosa di non ordinario in tutto questo. Non ho perso un momento e, sfruttando questa sorta di “chiarezza”… chiamiamola così… al posto di domandarmi cose che riguardano il mio privato – e che vorrei risolvere al meglio – mi sono domandato: “CHE COS’E’ IL ROCK PROGRESSIVO???”. Sento in questo momento il rumore di almeno una ventina di “facepalm”. Il problema, semmai, non è la domanda… è che la risposta è arrivata! “Il rock progressivo è emozione organizzata in maniera razionale”. Dice: ti ci volevano quattro libri, cinque anni, una serie di eventi professionali e personali dal bellissimo al bruttissimo per arrivare a questo? Sì, a quanto pare. Ma c’è di più. Il prog non è un semplice genere o metagenere musicale. Lo si può spiegare, come ho fatto io, analizzandolo nei dettagli. Tuttavia, c’è un passaggio ulteriore… uno step che bisogna compiere per comprendere, fino in fondo, il prog. No, non è un “balzo della fede”. Ripeto: l’illuminazione lasciamola a chi possiede Parco della Vittoria e la stazione Sud. Però, non si riuscirà a mai comprendere il prog se, oltre alla spiegazione razionale, non si aggiunge l’emozione, il sentimento, la passione. Stringendo: il cuore. Come spiegare il cuore? Sono un giornalista, non un poeta. L’unica cosa che vi posso dire è che io ci sono arrivato ascoltando “Supertwister” dei Camel. Può darsi che a voi scatti qualcosa con “Celebration” della PFM o con “Old to Rock ‘n’ Roll: Too Young to Die!” dei Jethro Tull… provateci e vedete un po’ voi. Torno a sistemare il testo, nel frattempo. 🙂