Progressive Rock Info | Richard Benson – L’inferno dei vivi
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Richard Benson – L’inferno dei vivi

26 Mag Richard Benson – L’inferno dei vivi

Richard Benson è un fenomeno più complesso di quello che può apparire ad un primo sguardo. Il musicista italo-inglese è un mentecatto o un genio? Difficile a dirsi. Del talento è sicuramente presente. Poi, scelte sbagliate, un destino beffardo e tante altre cose lo hanno trasformato da un valido turnista ed esperto di musica Rock ad uno dei personaggi idolo di YouTube.

Personalmente, nutro nei suoi confronti una certa simpatia. Assieme al maestro Simone Minelli, otto anni fa, ho avuto l’opportunità d’intervistarlo (sì, noi siamo il celeberrimo Benson’s Project) e di conoscere l’uomo dietro alla maschera. E, vi posso garantire, che l’uomo è una bella persona. Un puro di cuore. Forse troppo. E questo, in un mondo come quello in cui viviamo, è il torto peggiore. La mia idea è che l’uomo sia stato completamente soffocato dal personaggio, dalle sue storie iperboliche, dal suo atteggiamento molto al di sopra delle righe e, soprattutto, dal suo approccio alla vita (che, a sua detta, “è il nemico”).

Ora, è possibile riuscire a descrivere in poche righe il “personaggio” Benson? Ci proviamo, anche se non pretendiamo di essere esaustivi. Dopo alcuni problemi di salute che lo hanno portato a non poter suonare più come un tempo, Benson si è reinventato come una sorta di profeta/santone del Rock Metal. Ha creato intorno alla sua figura una complessa mitologia. Benson, ad esempio, sostiene di essere amico di tutti i presidenti degli Stati Uniti, di aver fatto concerti in tutto il mondo. Ricordiamo il celeberrimo il tour del nord America con i concerti di Vancouver, Seattle, Montreal e Portland (dove è dovuto intervenire pure l’esercito). Inoltre, Benson sostiene di avere dei poteri “terribili” e di essere in contatto, praticamente, con qualsiasi entità (dal demonio agli esseri fatati). Parla spesso di droghe, di prestigiosi premi vinti, di essere sopravvissuto diverse volte alla morte nei modi più fantasiosi.

Ovviamente, “il gioco” molto gradito dai fan è sapere quale nuova avventura assurda Benson si inventerà la prossima volta. Una sorta di gioco a rialzo che porta alla creazione di storie sempre più strane. Come potete immaginare, più le storie si fanno assurde e più c’è divertimento.

In tutto questo, il fenomeno che è interessante da sottolineare è che l’interazione tra pubblico e Benson è totale. Non solo perché ai suoi concerti (eventi che trascendono la realtà per entrare in mondi veramente ‘immondi’) il pubblico lo insulta in tutti i modi possibili ed immaginabili. Ma, soprattutto, perché il pubblico è il miglior ghost writer di Benson. I fan suggeriscono nuovo materiale al musicista.

La prova? L’album “L’inferno dei vivi”. I testi di quest’album contengono praticamente tutti i riferimenti alla mitologia bensoniana che sono stati suggeriti o particolarmente apprezzati dai fan. E’ bene chiarire una cosa: i testi di Benson non vanno assolutamente letti in maniera denotativa ma soltanto connotativa. Benson non è assolutamente un adoratore del male o un “fattone”. Ha semplicemente utilizzato elementi presi dai posti più improbabili e li ha utilizzati (con l’aiuto dei suoi fan) per creare il suo “piccolo mondo alternativo”.

In quest’ottica, questo disco non verrà di certo ricordato per il suo contributo alla musica. Ma verrà ricordato, a pieno diritto, per aver portato il rapporto di amore/odio/venerazione/sberleffo tra fan ed artista a livelli mai raggiunti.

Non consiglio l’ascolto. Consiglio di comprendere il fenomeno.